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Anatocismo: Tribunale condanna Deutsche Bank, Popolare di Milano e ING

La decisione a seguito di domande inibitorie proposte dal Movimento Consumatori

Le Associazioni a difesa dei consumatori hanno spesso occasione di imbattersi in casi di anatocismo bancario. È da qui che prende il via la campagna Stop anatocismo, con sui si chiede alle banche italiane la cessazione di questa pratica nonché la restituzione degli interessi prodotti lo scorso anno, stimati in 2 miliardi di euro. Nell’ambito della campagna, è stata presentata al Tribunale di Milano un’azione inibitoria verso Deutsche Bank, Ing Bank e Banca Popolare di Milano.

Sono stati depositati così due provvedimenti cautelari con i quali le tre banche interessate sono state condannate a pubblicare il dispositivo del provvedimento sulla homepage dei rispettivi siti internet; inoltre i tre istituti di credito dovranno farne comunicazione ai singoli consumatori tramite le stesse modalità con sui vengono inviati gli estratti di conto corrente.

Ricordiamo che la Legge di stabilità 2014 (Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, comma 629) ha modificato l’art. 120, comma 2, del D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario), introducendo una disciplina inedita in materia di anatocismo, che prevede il divieto di capitalizzazione periodica degli interessi, superando quindi la norma precedente che ne disponeva invece la legittimità (purché gli interessi attivi e passivi fossero capitalizzati con la medesima periodicità).

È dunque questo il risultato di due ordinanze collegiali datate 25 marzo e 3 aprile 2015, con le quali il Tribunale di Milano ha dichiarato già effettivo il nuovo divieto di anatocismo, da intendersi quindi in vigore dal 1 gennaio 2014, fugando così alcuni dubbi riguardanti la necessità di attendere o meno la nuova delibera applicativa da parte del Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio (CICR) perché la nuova normativa entrasse in vigore: “non è condivisibile l’opzione proposta dalla banca resistente, che ha escluso l’immediata precettività della norma e ne ha subordinato l’applicabilità ad un intervento di normazione secondaria ad opera del CICR (…) una volta riconosciuto come l’articolo in esame vieti in toto l’anatocismo bancario, nessuna specificazione tecnica di carattere secondario potrebbe limitare la portata o disciplinare diversamente la decorrenza del divieto (…) non sussistendo alcuna giustificazione della condotta omissiva dell’odierna resistente, non può che concludersi che per la scorrettezza dell’operato della banca”.

Insomma, gli istituti di credito avrebbero cercato un comodo escamotage per continuare ad applicare la pratica dell’anatocismo; nella sentenza tra l’altro si rimprovera alle banche di non aver operato con “condotta prudenziale, che tenga conto di tutti i criteri ermeneutici ampiamente a disposizione”, e quindi macchiandosi di omissione non giustificabile in un contesto professionale.

Il Movimento Consumatori ha stimato quindi che, a partire dall’entrata in vigore effettiva della nuova norma, le banche avrebbero capitalizzato interessi per circa 2 miliardi di euro nel solo 2014, e ne chiedono la restituzione ai correntisti.

Dott.ssa Marzia Muzi

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