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Anatocismo, due banche devono pagare 870mila €

Le sentenze del Tribunale di Padova hanno dato ragione a due piccole imprese una delle quali proprio per l’atteggiamento dell’istituto di credito è fallita.

PADOVA. Un marzo da ricordare per due istituti bancari del Padovano condannati a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancaria. Due sentenze pesanti, l’una da 547 mila euro complessivi, l’altra da 340mila euro circa, nell’arco di meno di 10 giorni, tra il 2 e il 9 di marzo, con cui il Tribunale di Padova ha dato ragione ad altrettante Pmi del territorio, colpite come altre, da addebiti ingiustificati e calcoli errati degli interessi sul credito. Una piaga che ha contribuito negli anni a mettere in ginocchio più di un’azienda a Padova come nel resto del Paese. E se una delle due società coinvolte è riuscita a rimanere in piedi continuando a lavorare e produrre occupazione l’altra è caduta in una vera e propria procedura di fallimento, presso il Tribunale di Padova. è stato questo a dare mandato all’avvocato veneziano Daniela Ajese di rappresentare la società contro l’istituto di credito. «Per oltre 11 anni la società in questione aveva visto addebitati su uno dei due conti storici utilizzati per far fronte alle esigenze di cassa e commerciali, commissioni di massimo scoperto non dovute, interessi ultra-legali, ma anche la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori – spiega Ajese -. Una violazione palese che avrebbe potuto risolversi ben prima. Già nel 2011 avevamo fatto istanza di restituzione presso la stessa banca che però aveva risposto con un netto rifiuto. Ora invece con sentenza in primo grado immediatamente esecutiva l’Istituto ha dovuto sborsare oltre 534 mila euro». Non molto diverso il secondo caso di quello che potrebbe definirsi il marzo terribile delle banche. Di nuovo ad essere contestati, e con successo, l’illegittima applicazione di interessi usurari ed anatocistici su due conti correnti ma anche l’illegittimità della segnalazione dell’azienda interessata alla centrale rischi interbancaria a causa di uno scoperto ritenuto poi errato.
«Si tratta solo di alcune delle innumerevoli cause che vedono le imprese reagire alla tenuta dei rapporti bancari posti in essere dagli istituti di credito – dichiara all’avvocato veneziano Daniela Ajese – E se fino a qualche anno fa le imprese non contestavano oggi, anche per effetto della crisi, diventa doveroso verificare con attenzione ogni posta a debito per evitare poi di trovarsi di fronte a conti molto pesanti e talvolta illegittimi». E se è quasi quotidianamente i casi di vittoria degli imprenditori sugli istituti bancari sui temi dell’anatocismo appaiono dalle sentenze dei Tribunali di tutto il Paese, uno dei gradi irrisolti sembra rimanere la scarsa chiarezza del legislatore a riguardo. Una situazione superata da una giurisprudenza che ha svolto negli anni una funzione importante di tutela del consumatore.

Riccardo Sandre

© Riproduzione Riservata – Tratto da IL MATTINO DI PADOVA